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Opinioni dei soci

Intervista a Carlo Angelini (Presidente ALITUR 1998-2000)

Intervista di Mariangela Zaza del 22 febbraio 2008

In cosa e quando ti sei laureato?

In ingegneria meccanica, nel 1994.

E fai l’ingegnere?

Se intende che timbro progetti di ponti e costruzioni, no. Non l’ho mai fatto, come la maggior parte degli ingegneri.

Mi sono sempre occupato di industrializzazione e ottimizzazione di processi industriali, prima nell’automotive e poi nella logistica, gestione della produzione, lancio di linee di produzione e stabilimenti, sin dal primo impiego dopo la laurea.

E ti diverte?

Moltissimo. Non cambierei per nulla al mondo.

Perché hai studiato ingegneria?

Veramente ho iniziato con fisica. Poi mi sono accorto che ragionavo in maniera diversa dai miei colleghi e al secondo anno mi sono iscritto ad ingegneria. Vedevo sempre il lato applicativo delle cose, contrariamente ai miei colleghi e professori.

Perché a Tor Vergata?

All’epoca mi dissero che era una università di dimensioni tali da consentire ai professori di seguire bene gli studenti e sebbene fosse dalla parte opposta di Roma per me, ci andai. In effetti il consiglio fu azzeccato. Alle lezioni si sono sempre affiancate esercitazioni, progetti, attività di programmazione e simulazione. Insomma un vero e proprio learning by doing.

Alla fine del biennio volevo passare alla Sapienza per iscrivermi ad ingegneria aeronautica, ma il Preside di allora mi disse di aspettare un attimo perché avrebbero aperto ingegneria aerospaziale. La facoltà ancora non c’è, mi sono laureato da molti anni e per fortuna sono restato. L’esperienza è stata ottima.

Cosa pensi della riforma universitaria?

Penso che l’accettazione pedissequa delle indicazioni della Comunità europea non sia sempre la strada più adatta. Di fatto la riforma ha abbassato il livello medio dei laureati. Prima della riforma il biennio serviva a fornire i “fondamentali” dell’ingegneria ed il triennio a sviluppare le competenze specifiche di ciascuna branca. Oggi, invece, la formula del 3+2 richiede di percorrere rapidamente i fondamentali, in modo da arrivare al termine del primo triennio ad un risultato. Certe lacune difficilmente vengono colmate. Non ce lo vedo un trentenne a ristudiarsi le equazioni differenziali quasi da zero. In sostanza oggi i laureati accedono prima al mercato del lavoro, ma meno preparati. Oltretutto, secondo me, gli studenti si stressano di più, per poi sapere di meno.

Forse valeva la pena di essere un po’ conservatori, come hanno fatto alcuni paesi, come la Germania.

E ora?

Varrebbe la pena di pensarci su e tornare indietro, in tutto o in parte. Cosa che potrebbe accadere, visto che se ne incomincia a sentire parlare.

Quando si è iscritto ad ALITUR?

Quando iniziai a fare attività extrascolastiche l’associazione non esisteva. Di fatto l’associazione nacque dal gruppo di studenti con il quale facevo attività, dietro lo stimolo del Preside, che vedeva sempre con favore queste cose. Iniziammo organizzando mostre, concerti, seminari, visite presso aziende ed infine il Forum Università-Lavoro, il nostro evento di recruiting, che ormai va avanti da 16 anni.

Tutto nacque quando alcuni miei compagni di studio andarono all’estero grazie al programma Erasmus. Al ritorno dissero: “non avete idea di quante cose fanno gli studenti all’estero!” Questa affermazione dette la stura a tutto quello che venne poi, fondazione dell’ALITUR compresa.

Ah sì? E cosa fanno all’estero?

Niente di fantascientifico, ma molto importante. Innanzi tutto, soprattutto nei paesi anglossassoni, il legame fra gli studenti e la propria università è indissolubile ed è testimonianza dalla partecipazione alle associazioni di ex alunni. Lo si vede in tanti film, che qualche volta ne danno una descrizione negativa. Di fatto il forte legame con la propria università e fra i soci si cementa e rafforza andando avanti nel tempo.

In Italia?

In Italia questo fenomeno è meno sviluppato e le persone si iscrivono alle associazioni sono molte di meno. Gli Italiani sono più individualisti. Ma questo non significa che non vi siano tante realtà interessanti.

Parlaci di ALITUR

ALITUR è l’Associazione dei laureati e dei docenti di ingegneria di Tor Vergata ed esiste dal giugno del 1993.

Si prefigge tre grossi obiettivi:

  1. Rafforzare il legame fra ex alunni e docenti, organizzando eventi, seminari.
  2. Creare per tutti i soci opportunità professionali organizzando il Forum ed un servizio di Placement
  3. Sviluppare dei centri di competenza da mettere a disposizione dei soci e dell’Università, organizzando letture, seminari, progetti di ricerca e tesi.

ALITUR ha due anime fondamentali: gli studenti che organizzano di fatto la maggior parte delle attività e così facendo imparano molte cose e respirano lo spirito dell’associazione, gli ex alunni, che contribuiscono con il loro tempo e l’esperienza. E proprio la simbiosi fra “giovani” e vecchi alimenta l’Associazione.

E poi il bello è che tutti fanno le cose senza percepire alcun compenso. D’altra parte chi ha capacità e talenti, è giusto che li spenda anche per la comunità.

Cosa vorresti per l’Associazione?

Che si capisse di più il valore di un’Associazione di ex allievi. Il resto verrebbe da sé.

Cosa non vorresti?

Che si perdesse lo spirito che l’ha sempre animata: voglia di stare insieme e realizzare cose senza un fine personale immediato.

 

Amici di Padre Pedro

Giancarlo Broggio

Il 18 settembre 2007 è nata a Roma l'associazione Amici di Padre Pedro - ONLUS a sostegno di Padre Pedro Opeka che nel 1989 ha avviato la comunità Akamasoa (buon amico) alle porte di Antananarivo (Madagascar). Oggi la comunità conta circa quindicimila persone, di cui più del sessanta percento hanno meno di quindici anni. Il sito dell'associazione (www.amicipadrepedro.org) racconta bene la storia e gli importanti successi di questa comunità.

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L'ingegnere di domani: Giochiamo un gioco nuovo

Umberto Santucci

Che cos’è un ingegnere? Quando è nato? Che differenza c’è fra gli ingegneri del passato, quelli dell’era industriale e quelli di oggi e di domani?

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L'innovazione a servizio del Business: il governo delle risorse IT

Daniele Buonaiuto

Tra le molte sfumature che il termine innovazione può avere per le aziende
vi è sicuramente il riferimento all'introduzione di strumenti di informatizzazione
a supporto dei processi core, che promettono di migliorare l'efficienza interna
e conseguentemente ridurre i costi, migliorare la qualità del prodotto e garantire
una migliore customer-experience.
L'innovazione delle risorse IT nelle aziende riveste come noto un ruolo centrale
per garantire performance in grado di fronteggiare la dinamicità del mercato.

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Qualità e competitività: una relazione forte?

Marco Gentilini

La qualità in Italia ha ormai conseguito un traguardo importante: siamo il Paese europeo con il maggior numero di imprese certificate (oltre 100.000) ed il secondo a livello mondiale dopo la Cina.

Il significato di questo primato però va a scontrarsi con un altro meno brillante risultato: siamo uno dei Paesi che cresce di meno e che vede ridursi la competitività delle proprie aziende nel panorama internazionale.

Un osservatore poco attento potrebbe concludere che la certificazione delle imprese ne riduca la capacità di produrre ricchezza e sviluppo, quando invece la qualità, come ci ha insegnato la scuola giapponese, è sempre stata intesa come uno strumento fondamentale per vincere sui mercati, creando relazioni di lunga durata con clienti sempre più soddisfatti.

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