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Qualità e competitività: una relazione forte?

Marco Gentilini

La qualità in Italia ha ormai conseguito un traguardo importante: siamo il Paese europeo con il maggior numero di imprese certificate (oltre 100.000) ed il secondo a livello mondiale dopo la Cina.

Il significato di questo primato però va a scontrarsi con un altro meno brillante risultato: siamo uno dei Paesi che cresce di meno e che vede ridursi la competitività delle proprie aziende nel panorama internazionale.

Un osservatore poco attento potrebbe concludere che la certificazione delle imprese ne riduca la capacità di produrre ricchezza e sviluppo, quando invece la qualità, come ci ha insegnato la scuola giapponese, è sempre stata intesa come uno strumento fondamentale per vincere sui mercati, creando relazioni di lunga durata con clienti sempre più soddisfatti.
Dove sta la verità?

Alcuni sostengono che tale volume di attestazioni sia dovuto agli enti di certificazione che approvano tutto quello che gli capita a tiro pur di fatturare. Altri argomentano che sono i consulenti supportare le aziende a produrre la "carta" necessaria a superare gli audit di certificazione, piuttosto che ad organizzare i propri processi. Tutto sempre pur di fatturare con il minimo sforzo. Complici di questo stato di cose sarebbero anche gli imprenditori perchè interessati più al marchietto di conformità, piuttosto che all'effettiva applicazione delle metodologie della qualità totale, solo per poter accedere a forniture di beni e servizi che lo richiedano (es. gare e appalti pubblici, forniture a grandi enti, ecc…).

Dal mio punto di vista lo scenario è ben diverso e più serio. Ad oggi si non è ancora diffusa la cultura della qualità come strumento di competizione. Il problema non è scrivere ed applicare delle procedure, ma rendere abituali strumenti di lavoro le metodologie della qualità (Six Sigma, Lean Production, World Class Manufacturing, ecc..) che conducono le aziende sulla strada dell'eccellenza.

La responsabilità non risiede nell'avidità di alcuni, quanto nella mancanza di lungimiranza di molti che conduce a cercare sempre delle scorciatoie, a non introdurre metodologie che garantiscano l'affidabilità e il miglioramento dei processi, e non investire in ricerca e sviluppo, per poter sempre innovare i prodotti, le tecnologie e le organizzazioni.

Qualche tempo fa ho letto una frase che diceva “A forza di perseguire obiettivi abbiamo dimenticato quanto è bella ed importante la strada per raggiungerli”. Tuttavia ritengo che non sia tardi per fare Qualità sul serio.

E' necessario, però, che venga colta l'opportunità di investire nello sviluppo della conoscenza e dell'aplicazione delle tecniche qualità, temi sui quali mi auguro che possiamo trovare uno spazio per ragionare, confrontarci e provare a risolvere i problemi e le sfide che abbiamo davanti con lo stesso spirito con cui affrontavamo la preparazione agli esami del nostro corso di laurea.
D'altra parte, come recita il nostro motto, mens discendo alitur!

Proprio per confrontarci, abbiamo aperto un forum di discussione sulla qualità che vi prego di utilizzare per condividere con i soci i vosti pensieri sul tema (se vi iscrivete potete essere informati via e-mail ogni volta che ci sono novità). Sulla base delle prime discussioni che nasceranno sul forum, potremo valutare insieme di incontrarci per sviluppare insieme qualche tema significativo.
 
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